An Albanian Clothing Story

Costumi tradizionali albanesi, copertina di An Albanian Clothing Story

Una breve storia del costume in Albania

“Quelle? Ma figurati, non se le prendono manco gli albanesi!”

In questa scena del film “Come Tu Mi Vuoi” la restaurata Giada (Cristiana Capotondi) sta facendo pulizia nel suo guardaroba, cercando di buttare tutti i vestiti vecchi, che le hanno causato schernimento e umiliazioni da parte degli amici del bello e scostante Riccardo (Nicolas Vaporidis).

Beh, la nostra Giada sarà pure un piccolo genio della comunicazione, ma a livello di profondità culturale c’è molto da lavorare. Sì perché questa frase, all’apparenza innocua e vagamente divertente, ha al suo interno un significato che si inserisce perfettamente nel sentimento xenofobo antialbanese che ha serpeggiato in Italia negli anni Novanta e Duemila da quando, l’8 agosto 1991, la nave Vlora è attraccata al porto di Bari trasportando oltre 20mila persone, scappate dall’Albania in seguito allo sfaldamento del regime comunista.

Sicuramente Giada non sapeva che quel Paese, l’Albania, è una nazione che, a livello di moda e costume, detiene una tradizione millenaria, ricca di storia e di colori.

Quei vestiti non li prendono manco gli albanesi, sì, ma perché le cose che hanno addosso sono molto, ma molto più belle.

Scena del film Come tu mi vuoi (2007) citata nell'articolo
Scena del film Come Tu Mi Vuoi – via ilsussidiario.net

La Storia

La storia della moda in Albania è un viaggio attraverso i secoli, dove diverse culture e popoli hanno lasciato il loro segno. Affonda le sue radici nella storia e nelle tradizioni del popolo illirico, che ha abitato il territorio dell’attuale Albania per molti secoli. Gli Illiri erano un popolo guerriero e indipendente, e questo si rifletteva anche nel loro stile di vestire.

Gli Illiri

Illustrazione ottocentesca di un costume tradizionale albanese, colonia di Villa Badessa
Illustrazione ottocentesca di un costume tradizionale albanese, Villa Badessa

Donne e uomini indossavano abiti lunghi e ampi chiamati “hlamida“, solitamente realizzati in tessuti leggeri come il lino o la seta. Questi abiti erano decorati con ricami e trine, che rappresentavano simboli e motivi significativi per il popolo illirico. I ricami erano solitamente realizzati con fili d’oro o d’argento, e spesso rappresentavano elementi della natura come uccelli, fiori e animali. Le trine, invece, erano solitamente realizzate in lana o cotone e rappresentavano motivi geometrici o floreali. L’uso di era un modo per le donne illiriche di mostrare il loro status sociale e il loro talento artistico.

Gli Slavi

Illustrazione di abiti tradizionali slavi di epoca medievale
Abiti tradizionali slavi, via colovrat.org

Una delle influenze più importanti è stata quella degli Slavi, che arrivarono in Albania nell’VIII secolo e portarono con sé nuove tecniche di tessitura e stili di abbigliamento.

Gli Slavi introdussero i cappelli a cono chiamati “kapica” e i copricapi rotondi chiamati “shubie“, che divennero popolari in Albania e sono ancora oggi un elemento distintivo dei costumi tradizionali del nord del Paese. I cappelli a cono erano solitamente indossati dalle donne e potevano essere realizzati in diverse forme, come a punta o a forma di campana, e decorati con nastri e pietre preziose. I cappelli rotondi erano indossati sia dagli uomini, sia dalle donne e potevano essere realizzati in diverse dimensioni e materiali, come lana o lino, e spesso erano decorati con pietre preziose o nastri.

Gli Slavi introdussero anche l’uso di abiti più semplici e pratici, come le tuniche chiamate “kofta” per gli uomini e le gonne chiamate “pletenka” per le donne. Le tuniche erano solitamente realizzate in tessuti caldi e resistenti come la lana e il pelo di animale, e potevano essere indossate sia con i pantaloni, sia con le gonne.

Questo popolo, inoltre, introdusse l’uso di gioielli in oro e argento, come bracciali chiamati “narukvice“, anelli chiamati “prsten” e orecchini chiamati “naušnice“, spesso decorati con pietre preziose.

I Bizantini

Illustrazione di una donna bizantina del IX secolo
Illustrazione di una donna bizantina del IX Secolo, via Oleg Seleznev

L’arrivo dei Bizantini nel IX secolo ha introdotto nuovi stili di abbigliamento e nuove tecniche di tessitura.

Le donne iniziarono ad indossare abiti più aderenti e sontuosi, spesso realizzati con materiali pregiati come la seta e il velluto. Anche gli uomini albanesi iniziarono ad indossare abiti più eleganti, spesso realizzati in velluto e broccato, e decorati con ricami e pietre preziose.

L’influenza bizantina sulla moda albanese è stata particolarmente forte nelle città, dove si è sviluppata una classe di mercanti e di intellettuali che hanno adottato questa particolare licenza vestimentaria.

Gli Ottomani

Donne in abiti ottomani che bevono il caffè, dipinto di scuola francese, Museo Pera di Istanbul
Godendo il caffè, scuola francese, Museo Pera, Istanbul

L’invasione ottomana dell’Albania nel XIV secolo, infine, ha introdotto nel Paese tessuti particolarmente pregiati e ambiti, come il “kajmakçalık“, un prodotto di seta realizzato con una tecnica di tessitura unica che prevedeva l’utilizzo di un numero elevato di fili per creare una superficie liscia e luminosa, e il “kilim“, un tessuto intrcciato a mano con disegni geometrici e astratti, molto apprezzato in Albania.

Un altro elemento distintivo della moda ottomana in Albania era il “fes“, un cappello alto e ornato indossato sia dagli uomini che dalle donne. Indossare un “fes” era un modo per mostrare il proprio status sociale e il proprio gusto sontuoso.

L’influenza ottomana ha anche portato alla diffusione del turbante, un indumento che era stato originariamente utilizzato dai popoli nomadi dell’Asia centrale.

GLI ABITI TRADIZIONALI ALBANESI

Gli abiti tradizionali albanesi sono, dunque, una miscela unica di influenze storiche e culturali, che si sono evolute nel corso dei secoli per creare una tradizione distintiva e ricca di significato.

Ragazzi in costume tradizionale maschile albanese: qeleshe, gilet rosso ricamato, fascia e pantaloni tirq
Ragazzi nel costume tradizionale maschile albanese

I Copricapo

  • La “qeleshe“, chiamata anche “plis” o “qylaf”, è il berretto bianco di feltro di lana, senza tesa, simbolo del costume maschile albanese. In passato era associata ai capi di villaggio e ai leader delle comunità, e rappresentava onore e rispetto. Altezza e forma cambiano da regione a regione: più alta e conica in alcune zone, più bassa e arrotondata in altre. Oggi la qeleshe si indossa ancora nelle occasioni formali e nelle feste tradizionali, come segno di appartenenza a una comunità o a una regione.
Isa Boletini nel costume maschile del nord dell'Albania, con la qeleshe bianca, nel 1914
Isa Boletini con la qeleshe, 1914. Fotografo della Missione militare olandese. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons
  • Kepi – Il “kepi” è un copricapo tradizionale maschile simile a un berretto, spesso con una visiera. Viene indossato in tutto il paese e può essere realizzato in vari tessuti, come il feltro, la lana o il cotone.
  • Kapica – La “kapica” è un copricapo tradizionale femminile a forma di cupola, spesso decorato con motivi floreali e con perline. Viene indossato nelle regioni del nord dell’Albania.

Pantaloni, kilt, gonne e calze

  • I pantaloni “tirq” (o tirqe) sono i pantaloni maschili in feltro di lana bianca, aderenti alla gamba e decorati con cordoncini neri lungo le cuciture. Sono tipici dell’Albania settentrionale e del Kosovo.
  • La “xhurdia” è un tipo di pantalone tradizionale maschile che era originario della regione di Vlora in Albania. Sono pantaloni ampi, generalmente fatti di lana o cotone, con le gambe corte e un cinturino in vita.
  • I “brekusha” sono pantaloni tradizionali indossati dalle donne in alcune regioni dell’Albania. Sono realizzati in vari tessuti, come la seta, il cotone o la lana, e sono caratterizzati da una forma ampia e aderente alla vita.
  • Il “fustan” è una gonna tradizionale lunga che veniva indossata dalle donne in alcune regioni dell’Albania.
  • La xhubleta è una gonna a campana in feltro di lana nera, formata da strisce di feltro cucite insieme e decorata con motivi simbolici. È il capo più distintivo del costume femminile delle montagne dell’Albania settentrionale (Malësia e Madhe, Dukagjin) e delle aree vicine di Kosovo, Montenegro e Macedonia del Nord. Le sue origini sono antiche, precedenti al periodo ottomano. Dal 2022 l’UNESCO la inserisce tra i patrimoni immateriali che richiedono una salvaguardia urgente.
Donna di Grudë in xhubleta, la gonna a campana di feltro del nord dell'Albania, in una foto d'epoca
Donna di Grudë in xhubleta, foto di Pjetër Marubi, fine Ottocento. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons
  • La “fustanella” è il kilt tradizionale maschile che si estende fino al ginocchio o alla metà della gamba ed è associata alla cultura albanese. È stata indossato per secoli in Albania e viene ancora indossata durante le celebrazioni e le feste tradizionali. Questo capo ha una lunga storia e una grande importanza culturale in Albania. In passato, era indossata da soldati e guerrieri ed era associata all’identità nazionale e alla lotta per l’indipendenza del Paese. Oggi, la fustanella è ancora vista come un simbolo della cultura albanese e viene spesso indossata durante le celebrazioni e le festività tradizionali.
Ufficiale albanese in fustanella, il gonnellino pieghettato bianco, dipinto di Jean-Léon Gérôme
Jean-Léon Gérôme, Ufficiale albanese (Officier arnaute), 1894. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons
  • Le “çorape” sono le calze tradizionali del costume popolare, lavorate a maglia in lana o cotone e decorate con motivi geometrici colorati.

La parte superiore

  • Lo “xhamadan” è il gilet tradizionale maschile, in lana o feltro, decorato sul davanti con ricami e cordoncini in filo d’oro o d’argento. Si indossa sopra la camicia bianca, insieme alla fascia in vita, ed è uno dei capi più riconoscibili dell’abito maschile albanese. Taglio, colori e decorazioni cambiano da regione a regione, e ancora oggi lo si vede durante le feste e le celebrazioni tradizionali.
Retro di un gilet tradizionale albanese ricamato (xhamadan o jelek) del costume della regione di Has
Gilet (jelek) del costume della regione di Has, nord dell’Albania. Foto di Lumturi Baja, pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Anziana donna in abito tradizionale, con camicia bianca e gilet nero, nei dintorni di Scutari
Donna in abito tradizionale nei dintorni di Scutari. Foto di Adam Jones, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Abito da sposa tradizionale di Kruja, anni Trenta, in velluto con ricami in filo d'argento, perle e paillettes
Abito da sposa, Kruja, anni ’30. Museum Europäischer Kulturen, Berlino. Foto di Daderot, CC0, via Wikimedia Commons

E ora?

Oltre quel percepito di post-sovietismo, oltre a quel radicato pregiudizio che veste il popolo albanese con abiti da profughi, c’è di più, molto di più. 

C’è un passato molto variegato, c’è un futuro certo ma, soprattutto, c’è un presente vivo e vibrante, fatto di identità culturale e di consapevolezza.

Sì, perché ci sono alcuni designer in Albania che stanno tentando, con creatività e passione, di portare la moda e le tradizioni albanesi nel XXI Secolo. Eccone alcuni:

Amargi

Amargi trae ispirazione dalla ricca etnografia albanese, adattandola a un design fresco e moderno.

Il focus principale consiste nel creare vestiti di alta qualità, attraverso il lavoro sapiente di donne albanesi, ridefinendo ogni dettaglio, per renderlo più moderno e al passo con i tempi.

Ogni collezione rappresenta un diverso aspetto della vasta eredità culturale del costume del Paese, concentrandosi, volta per volta, su una particolare regione, tessuto, motivo o processo di produzione.

Ma la creatività non è mai fine a sé stessa. Ogni capo di questo brand è prodotto da artigiane locali, scelte nell’ottica di supportare l’economia del Paese, e seguendo regole molto precise in termini di sostenibilità.

Artistike Zadrima di Tereze Gega

Questo studio, in attività da quasi 30 anni nella città di Lezhe, nel Nord dell’Albania, è uno dei punti di riferimento per quanto riguarda la tradizione tessile all’interno del Paese.

L’attività principale riguarda la produzione di abiti tradizionali per matrimoni e cerimonie, e l’utilizzo dei tessuti per la realizzazione di borse e accessori.

Artistike Zadrima, però, non è solo questo. All’interno dello studio, infatti, lavorano donne che, per ragioni sociali, di salute o famigliari, non sarebbero in grado di trovare lavoro altrove.

LIRIA™ Albanian Clothing Label

Marchio nato nel 2020, a partire dall’esperienza dello studio creativo Illyrian Ink, il brand Liria, ha l’obiettivo dichiarato di “far conoscere al mondo la cultura albanese attraverso la propria creatività, supportando al contempo la popolazione, attraverso la donazione di una parte di profitti ad alcune iniziative di carità albanesi in tutto il mondo”.

Questo brand concentra la propria forza creativa nelle stampe, rappresentati perlopiù l’aquila bicefala e disegni e scritte riferite alle radici illiriche del Paese.

Quali popoli hanno influenzato storicamente la moda albanese?

Secondo l’articolo, la moda albanese è stata plasmata da Illiri, Slavi (arrivati nell’VIII secolo), Bizantini (arrivati nel IX secolo) e Ottomani (che invasero l’Albania nel XIV secolo), ciascuno con tessuti, tecniche e capi propri.

Cos’è la fustanella?

È il kilt tradizionale maschile albanese, lungo fino al ginocchio o a metà gamba, indossato per secoli da soldati e guerrieri e associato all’identità nazionale e alla lotta per l’indipendenza del Paese; oggi si porta ancora nelle celebrazioni tradizionali.

Quali marchi oggi reinterpretano la tradizione tessile albanese?

L’articolo cita Amargi, ispirato all’etnografia albanese e realizzato da donne artigiane locali; Artistike Zadrima di Tereze Gega, studio attivo da quasi 30 anni a Lezhe; e LIRIA Albanian Clothing Label, marchio nato nel 2020 dall’esperienza dello studio creativo Illyrian Ink.

Cos’è lo Xhamadani?

È uno dei capi più celebri dell’abbigliamento maschile albanese, un gilet realizzato con l’omonimo tessuto originario di Shkodra, ottenuto da lana di pecora cardata, filata e tessuta a mano con motivi geometrici e floreali.

Perché l’articolo cita l’8 agosto 1991?

È la data in cui la nave Vlora attraccò al porto di Bari trasportando oltre 20mila persone fuggite dall’Albania dopo il crollo del regime comunista, episodio che l’articolo collega al pregiudizio antialbanese diffuso in Italia negli anni Novanta e Duemila.