C’è una domanda che chi si avvicina alla storia della moda del Novecento si pone quasi sempre, prima o poi: chi è, davvero, il “sarto dei sarti”? Christian Dior aveva già dato la risposta, in vita: Cristóbal Balenciaga. Un uomo che ha imparato a cucire guardando sua madre, in un paese di pescatori sulla costa basca, e che è arrivato a vestire regine, dive di Hollywood e a insegnare — letteralmente, nei propri atelier — ad alcuni dei più grandi couturier del secolo successivo. Questa è la storia di come si costruisce, con settant’anni di rigore quasi monacale, una leggenda della moda: dalla Spagna a Parigi, dal 1895 a oggi.
Le origini: Getaria e la sartoria della madre

Cristóbal Balenciaga Eizaguirre nasce il 21 gennaio 1895 a Getaria, un piccolo paese di pescatori sulla costa dei Paesi Baschi spagnoli. Il padre, José, è un marinaio che muore quando Cristóbal è ancora giovane; la madre, Martina Eizaguirre, è una sarta, e da lei il futuro couturier impara i primi rudimenti del mestiere che lo renderà celebre. Da ragazzino inizia l’apprendistato presso un sarto locale.
Un incontro cambia il corso della sua vita: la marchesa di Casa Torres, aristocratica che villeggiava a Getaria, diventa una delle sue prime clienti e mecenate, e lo manda a Madrid per una formazione sartoriale più strutturata. È l’inizio di un’ascesa che, entro i vent’anni, porterà Balenciaga ad aprire un atelier tutto suo.
San Sebastián, Madrid, Barcellona: il couturier della corona
Nel 1919 Balenciaga apre la sua prima boutique a San Sebastián, all’epoca meta di villeggiatura estiva dell’aristocrazia e della famiglia reale spagnola. Il marchio, che porta il nome “Eisa” (dal cognome della madre, Eizaguirre) nelle sedi spagnole, si espande rapidamente con succursali a Madrid e Barcellona. Nel giro di una quindicina d’anni, Balenciaga diventa il principale couturier di riferimento della Spagna, vestendo la famiglia reale e l’alta società.
La guerra civile e l’addio alla Spagna
La guerra civile spagnola (1936-1939) cambia tutto. Il clima politico e sociale rende insostenibile continuare l’attività nella penisola iberica, e Balenciaga è costretto a chiudere le sue boutique spagnole. È una cesura netta, ma anche l’occasione — obbligata più che cercata — per una svolta che lo porterà al centro del sistema della moda mondiale.
Parigi, 1937: nasce la maison di avenue George V

Nell’agosto del 1937 Cristóbal Balenciaga apre la sua maison di alta moda a Parigi, al 10 di avenue George V — lo stesso indirizzo che il brand, quasi un secolo dopo, ha voluto recuperare per la sua sede storica. È un debutto tutt’altro che scontato: Parigi negli anni Trenta è già dominata da nomi come Chanel, Schiaparelli, Vionnet. Ma il rigore tecnico di Balenciaga — capace, unico fra i grandi couturier dell’epoca, di disegnare, tagliare e cucire un intero abito da solo — si impone rapidamente.
“Il maestro di noi tutti”: il giudizio di Dior e Chanel
Il riconoscimento dei suoi stessi colleghi è tra i più eloquenti nella storia della moda. Christian Dior lo definì “il maestro di noi tutti”. Coco Chanel, notoriamente parca di complimenti verso i concorrenti, disse di lui che era “l’unico di noi che sia veramente un couturier: gli altri sono soltanto disegnatori di moda” — capace, a differenza di molti, di realizzare un capo interamente con le proprie mani, dal disegno al taglio alla cucitura finale.
“L’unico di noi che sia veramente un couturier: gli altri sono soltanto disegnatori di moda.”
— Coco Chanel, su Cristóbal Balenciaga
Nel 1958 la Francia gli conferisce la Legion d’Onore. La sua fama attraversa l’Atlantico: gran parte della sua clientela, nel dopoguerra, arriva proprio dagli Stati Uniti.
Le rivoluzioni della silhouette, anni Cinquanta
Il contributo più duraturo di Balenciaga alla moda del Novecento è tecnico, prima ancora che estetico: la ridefinizione della silhouette femminile, capo dopo capo, lungo tutti gli anni Cinquanta.

- Primi anni Cinquanta — presenta una nuova linea che allarga le spalle ed elimina il punto vita marcato, allontanandosi radicalmente dal New Look strutturato che Dior aveva imposto pochi anni prima.
- 1955 — disegna la tunic dress, capo dritto che scivola sul corpo senza aderire.
- 1957 — è l’anno del sack dress (o chemise dress) e del cosiddetto “baby doll”: un abito ampio, svincolato dal punto vita, che anticipa per certi versi l’estetica libera degli anni Sessanta. Secondo alcune ricostruzioni museali (Fashion Institute of Technology, New York), questa linea avrebbe influenzato anche la celebre silhouette “Trapeze” con cui un giovanissimo Yves Saint Laurent debuttò da Dior nella primavera 1958.
- 1959 — porta la sperimentazione al culmine con la linea Empire, abiti e cappotti dal punto vita altissimo, in stile kimono.

A queste innovazioni si aggiunge, a metà degli anni Sessanta, l’uso pionieristico della plastica per gli impermeabili — un dettaglio che racconta bene quanto Balenciaga fosse interessato tanto alla forma quanto ai materiali.
Le clienti e gli allievi
Tra le clienti più affezionate della maison figurano nomi come Mona von Bismarck, Gloria Guinness, Marlene Dietrich, Barbara Hutton, Ava Gardner, Audrey Hepburn e Grace Kelly, oltre alla stessa First Lady Jacqueline Kennedy. Nel 1960 firma l’abito da sposa di Fabiola de Mora y Aragón per le nozze con re Baldovino del Belgio — uno dei suoi lavori più celebrati.

Ma il lascito più profondo di Balenciaga passa anche dai suoi atelier come scuola, in senso quasi letterale: tra i designer che vi si sono formati o che ne hanno riconosciuto l’influenza diretta figurano Oscar de la Renta, André Courrèges, Emanuel Ungaro, Hubert de Givenchy e Paco Rabanne — un’intera generazione di couturier che avrebbe definito la moda dei decenni successivi.
Il ritiro del 1968: perché Balenciaga chiuse
Il 1° luglio 1968 Balenciaga chiude la sede parigina e gli studi di Madrid, ritirandosi dalla vita attiva. Le ragioni, secondo le ricostruzioni storiche, sono insieme personali e strutturali: da un lato la crescente pressione fiscale francese sull’alta moda; dall’altro il calo della clientela americana, che rappresentava una parte importante del fatturato della maison, legato al clima politico teso tra Francia e Stati Uniti sotto la presidenza del generale De Gaulle. Secondo alcune ricostruzioni, Balenciaga riteneva ormai impossibile continuare a realizzare vera haute couture alle condizioni del mercato dell’epoca. Balenciaga stesso, in una delle rarissime dichiarazioni pubbliche, disse che l’alta moda era “mortalmente ferita”. La chiusura lascia 112 dipendenti senza lavoro, che intentano causa legale; la Corte Suprema spagnola, nella primavera del 1972, ordinerà la riapertura della società spagnola Eisa.
Un dettaglio poco noto. Cristóbal Balenciaga è stato per tutta la vita un uomo estremamente riservato: prima del ritiro non concesse mai un’intervista. Dopo il 1968 ne rilasciò solo due, a Paris Match (1968) e al Times (1971, con la giornalista Prudence Glynn). Lasciava che a parlare fossero i vestiti.
Gli ultimi anni e la scomparsa
Ritiratosi ad Altea, sulla costa di Alicante, Balenciaga dedica gli ultimi anni alla pittura e a collaborazioni artistiche — senza mai investire denaro proprio — con due aziende spagnole di prêt-à-porter, senza particolare successo commerciale. L’ultimo suo lavoro di couture, l’8 marzo 1972, è l’abito da sposa per Carmen Martínez-Bordiú, nipote del generale Francisco Franco. Muore per un infarto il 24 marzo 1972, in ospedale a Valencia, a 77 anni; è sepolto a Getaria, il paese dove tutto era cominciato. Alla notizia della sua morte, Women’s Wear Daily titola in prima pagina: “The King is Dead”.
Un lutto che si vede nei vestiti. Nel 1948 muore Wladzio Jaworowski d’Attainville, socio e compagno di lunga data di Balenciaga. La collezione che il couturier presenta subito dopo è interamente in nero — un lutto reso silenziosamente pubblico, nell’unico linguaggio che Balenciaga avesse mai davvero usato per esprimersi.
Il marchio senza il suo fondatore: da Goma a Piccioli
Per quasi vent’anni, dopo il 1968, il nome Balenciaga resta silente. Nel 1986 il gruppo francese Jacques Bogart SA acquisisce il marchio, e l’anno successivo rilancia una linea di prêt-à-porter. Da qui parte una successione di direttori creativi che, nel bene e nel male, ridefiniranno più volte l’identità della maison:
Nel 2001 il gruppo Gucci, sotto il controllo di PPR (oggi Kering), acquisisce una partecipazione di controllo in Balenciaga, che entra così nella galassia di marchi che comprende anche Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta.
Balenciaga oggi
Il 2025 segna uno dei passaggi di consegne più seguiti della moda recente. A marzo 2025, Demna Gvasalia viene nominato nuovo direttore creativo di Gucci — altro marchio del gruppo Kering — lasciando Balenciaga dopo un decennio. Il 19 maggio 2025 Kering annuncia il suo successore: Pierpaolo Piccioli, per venticinque anni (2008-2024) direttore creativo di Valentino, uno dei nomi più rispettati dell’alta moda italiana contemporanea. Piccioli inizia formalmente l’incarico il 10 luglio 2025, il giorno dopo l’ultima sfilata couture firmata Demna; il suo debutto nel prêt-à-porter donna arriva a ottobre 2025, durante la Paris Fashion Week.
“Non voglio negare il passato. È l’occasione per cambiare le regole dall’interno”, ha dichiarato Piccioli a Grazia Magazine parlando del suo arrivo in maison. Una frase che chiude idealmente il cerchio aperto quasi un secolo prima da un ragazzo di Getaria che aveva imparato a cucire osservando sua madre.
Aggiornamento (fine settembre 2026): diverse testate di settore riportano indiscrezioni secondo cui Piccioli lascerebbe la direzione creativa di Balenciaga, con un possibile annuncio atteso dopo la sfilata del 1° ottobre 2026. Kering e Balenciaga non hanno confermato la notizia e, al momento della pubblicazione, Piccioli risulta ancora ufficialmente in carica: aggiorneremo l’articolo non appena la situazione sarà chiarita.
Domande frequenti
Cristóbal Balenciaga (1895-1972) è stato un couturier spagnolo, fondatore dell’omonima maison di alta moda. Considerato da Christian Dior “il maestro di noi tutti”, è noto per il rigore tecnico assoluto e per aver ridefinito più volte la silhouette femminile tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
Il 21 gennaio 1895 a Getaria, un paese di pescatori dei Paesi Baschi spagnoli, da una madre sarta e un padre marinaio.
La guerra civile spagnola (1936-1939) lo costrinse a chiudere le boutique in Spagna. Nell’agosto 1937 aprì la sua maison a Parigi, al 10 di avenue George V.
Per una combinazione di fattori: la crescente pressione fiscale francese sull’alta moda e il calo della clientela americana, che rappresentava una parte importante del fatturato, legato al clima politico teso tra Francia e Stati Uniti dell’epoca.
Dopo il rilancio del 1986, si sono succeduti Michel Goma (1987-1991), Josephus Thimister (1992-1997), Nicolas Ghesquière (1997-2012), Alexander Wang (2013-2015) e Demna Gvasalia (2015-2025).
Pierpaolo Piccioli, in carica da luglio 2025 dopo venticinque anni alla guida creativa di Valentino — a fine settembre 2026 circolano però indiscrezioni di stampa, non confermate da Kering, su un suo possibile addio a breve.
Sì: dal 2001 il marchio è controllato dal gruppo francese Kering (all’epoca PPR/Gucci Group), che comprende anche Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta.
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