Prada compra Versace: cosa nasce dal nuovo polo del lusso italiano

Loghi Prada Group e Versace affiancati, a rappresentare la nuova acquisizione

Il 2 dicembre 2025 Prada ha chiuso l’acquisizione di Versace, pagata 1,25 miliardi di euro a Capri Holdings. Non è la prima volta che due nomi della moda italiana finiscono sotto lo stesso tetto, ma è la prima volta che succede a questa scala, con questi protagonisti, in questo momento del mercato del lusso. Da una parte un gruppo, Prada, che nel 2025 è tra i pochi grandi player del settore a essere cresciuto invece di arretrare. Dall’altra una maison, Versace, che negli ultimi anni ha perso fatturato, cambiato tre direttori creativi in meno di dodici mesi e attraversato una gestione — quella di Capri Holdings — naufragata insieme a una fusione miliardaria mai andata in porto.

Cosa significa davvero questa operazione per il “sistema moda” italiano, chi guida oggi Versace, cosa cambia nei negozi e in passerella, e se ha senso parlare di un nuovo “polo del lusso italiano” capace di contare qualcosa accanto a LVMH e Kering: lo ricostruiamo punto per punto, con i numeri verificati e le fonti citate. Qui ci concentriamo sull’operazione: per la storia del marchio, da Gianni Versace e la Medusa fino a Donatella, c’è la nostra storia di Versace.

L’accordo: cosa è stato firmato e quando

La linea temporale ufficiale, ricostruita dai comunicati e dalla stampa di settore:

  • 10 aprile 2025: Prada annuncia l’accordo per acquisire il 100% di Versace da Capri Holdings, per un corrispettivo di 1,25 miliardi di euro.
  • 2 dicembre 2025: il gruppo comunica il closing dell’operazione — tutte le autorizzazioni regolatorie necessarie sono state ottenute e l’acquisizione è formalmente completata.
  • Prima metà 2026: separazione operativa da Capri Holdings (contratti di transizione su sistemi, logistica e alcune funzioni condivise), con obiettivo di completarla nella seconda metà del 2026.

Un dettaglio che aiuta a inquadrare le dimensioni reali dell’operazione: nel bilancio consolidato 2025 di Prada Group, Versace pesa solo per 65 milioni di euro, perché il closing è arrivato a inizio dicembre — un solo mese di contributo contabile su dodici. L’effetto pieno dell’acquisizione si vedrà nei conti del 2026.

Perché Capri Holdings ha venduto Versace

Per capire perché Versace è finita sul mercato, bisogna tornare a un’operazione che non ha nulla a che fare con Prada: il tentativo, nell’agosto 2023, di Tapestry (il gruppo di Coach e Kate Spade) di acquisire Capri Holdings — cioè Versace, Michael Kors e Jimmy Choo — per circa 8,5 miliardi di dollari, creando un colosso americano capace di competere più da vicino con LVMH e Kering.

Nell’ottobre 2024 un giudice federale ha bloccato la fusione su richiesta della Federal Trade Commission statunitense, per timori di eccessiva concentrazione nel mercato delle borse “accessibili”. Tapestry ha rinunciato formalmente pochi giorni dopo. Il titolo Capri Holdings è crollato in borsa, e il gruppo si è ritrovato senza il piano di uscita che aveva costruito, con Versace e Michael Kors entrambi in calo di fatturato. È in questo contesto — un anno esatto prima del closing con Prada — che si è aperta la trattativa che ha portato all’annuncio dell’aprile 2025.

Chi guida oggi Versace: la nuova squadra

Sotto la nuova proprietà, Versace ha oggi una guida completamente rinnovata rispetto a un anno fa:

  • Amministratore delegato: Emmanuel Gintzburger, nominato CEO del marchio dopo il closing.
  • Direzione creativa: Pieter Mulier, arrivato dopo l’uscita di Dario Vitale (vedi sezione successiva).
  • Supervisione di gruppo: Lorenzo Bertelli, executive chairman di Prada Group, ha parlato pubblicamente della strategia di riposizionamento del marchio.

Per orientarsi tra i cambi al vertice creativo degli ultimi due anni, la sequenza completa:

Curiosità: Donatella Versace non ha lasciato il gruppo — resta come Chief Brand Ambassador, un ruolo di rappresentanza e immagine che la mantiene pubblicamente legata al marchio anche senza responsabilità creativa diretta sulle collezioni.

Il caso Dario Vitale: nove mesi e un’uscita di scena

La parabola di Dario Vitale è la parte meno raccontata di questa storia, ma è quella che spiega meglio il clima interno al marchio in questa fase di transizione. Vitale arriva da Miu Miu, dove aveva lavorato a lungo nello sviluppo prodotto, ed è nominato direttore creativo di Versace il 13 marzo 2025 — lo stesso giorno in cui Donatella Versace annuncia il proprio passo indietro, in un momento in cui le voci su una possibile vendita del marchio già circolavano con insistenza.

Debutta con la sua prima collezione a settembre 2025, un mese in cui — secondo la cronaca dell’epoca — porta in passerella un linguaggio più sobrio ed essenziale rispetto all’estetica barocca tradizionale del marchio, in un evento intimo con un numero ridotto di ospiti. Meno di tre mesi dopo, il 4 dicembre 2025 — due giorni esatti dopo il closing dell’acquisizione da parte di Prada — Vitale lascia l’incarico, dopo appena otto-nove mesi.

Le fonti di settore non hanno riportato un’unica ragione ufficiale per l’uscita, ma la coincidenza temporale con il closing è stata notata da più testate come un segnale che la nuova proprietà intendeva partire con una propria squadra creativa, invece di proseguire con quella ereditata dalla gestione precedente.

Pieter Mulier: chi è il nuovo capo creativo di Versace

Il nome scelto da Prada per guidare la nuova fase creativa di Versace è quello di Pieter Mulier, stilista belga con un curriculum che passa da alcune delle case più rilevanti del lusso europeo. Prima di essere nominato Chief Creative Officer di Versace, Mulier ha guidato per anni la direzione creativa di Alaïa, dove ha ricostruito l’identità della maison intorno al lavoro sul drappeggio e sulla forma — lo stesso linguaggio tecnico che aveva imparato lavorando per anni al fianco di Raf Simons, con cui ha collaborato anche durante gli anni di Simons alla direzione creativa di Dior.

È un profilo diverso da quello di Vitale: dove Vitale arrivava dal versante più commerciale e prodotto di Miu Miu, Mulier porta con sé un’esperienza fortemente orientata all’alta moda e alla costruzione tecnica del capo — coerente, come vedremo, con il piano annunciato per rilanciare l’Atelier Versace, la linea di haute couture del marchio.

Mulier è entrato operativamente in Versace il 1° luglio 2026, ma la sua prima collezione — secondo quanto dichiarato pubblicamente da Lorenzo Bertelli — è attesa solo a inizio 2027: un anno di lavoro interno, tra analisi dell’archivio e sviluppo strategico, prima del debutto vero e proprio in passerella.

Pieter Mulier svelerà la prima collezione a inizio 2027.

— Lorenzo Bertelli, executive chairman Prada Group, MilanoFinanza, marzo 2026

Il piano di rilancio: cosa cambia in negozio e in passerella

Al di là del cambio di direzione creativa, Prada ha reso pubblici alcuni elementi concreti della strategia di rilancio di Versace, riassumibili in tre mosse principali:

  • Riposizionamento verso l’alto: l’obiettivo dichiarato è aumentare la quota di vendite a prezzo pieno, riducendo la dipendenza dal canale outlet e dalle svendite — la stessa logica di riposizionamento che Prada ha già applicato con successo su Miu Miu negli ultimi anni.
  • Chiusura di Versace Jeans Couture e taglio di alcune linee ready-to-wear secondarie, per concentrare l’offerta sul marchio principale.
  • Rilancio di Atelier Versace, la linea di haute couture del marchio: l’ultima sfilata couture risaliva al 2016, e dal 2023 la linea era presentata solo tramite lookbook, senza un vero show. Farla tornare in passerella è indicato come uno dei pilastri del nuovo corso creativo affidato a Mulier.

Prada Group stesso, nella comunicazione dei risultati 2025, ha messo le mani avanti sui tempi: Versace ha chiuso l’esercizio 2025 in perdita operativa, e la società prevede una perdita di entità simile anche nel 2026 — segno che il rilancio è pensato come un percorso pluriennale, non come un’operazione immediata.

Curiosità: Atelier Versace, la linea couture che Prada vuole rilanciare, era già stata la prima haute couture della storia del marchio, lanciata da Gianni Versace nel 1989 con Naomi Campbell come modella simbolo. Tornare a farla sfilare significa, in un certo senso, riportare Versace alle proprie origini più che reinventarlo.

I numeri: quanto vale oggi il gruppo che nasce da questa fusione

I risultati finanziari 2025 di Prada Group, comunicati a inizio marzo 2026, aiutano a mettere in prospettiva l’intera operazione:

  • Ricavi totali 2025: 5,718 miliardi di euro, in crescita del 5% ai cambi correnti (+9% a cambi costanti). Escludendo il mese di contributo Versace, la crescita organica del gruppo è dell’8%.
  • Miu Miu resta il motore della crescita: vendite retail +35% a cambi costanti nel 2025 (in rallentamento rispetto al +93% del 2024, ma ancora a doppia cifra alta), e pesa ormai per il 32% dei ricavi di gruppo.
  • Versace ha invece un fatturato in calo strutturale: da 1,03 miliardi di dollari nell’esercizio 2023/24 a 821 milioni nel 2024/25, sotto la gestione Capri Holdings — la ragione principale per cui il gruppo prevede un impatto diluitivo sui margini nel breve termine, prima che il rilancio produca effetti.

Detto in altri termini: oggi Prada Group cresce grazie a Miu Miu, non ancora grazie a Versace — che per ora è un investimento su un potenziale futuro, non un contributo già positivo ai conti.

Il “polo del lusso italiano”: cosa significa davvero

L’espressione “polo del lusso italiano” è comparsa spesso nella copertura giornalistica di questa operazione, ed è utile chiarire cosa significhi — e cosa no. Non significa che Prada Group sia oggi comparabile per dimensioni a LVMH o Kering: nel 2025 LVMH ha fatturato 80,8 miliardi di euro (pur in calo del 5%) e Kering 14,6 miliardi (in calo del 13%), contro i 5,718 miliardi di Prada Group. Anche sommando Versace, il gruppo nato da questa acquisizione resta più piccolo di circa 14 volte rispetto a LVMH e di circa 2,5 volte rispetto a Kering.

Quello che rende l’operazione rilevante non è la scala, ma la direzione: nel 2025, mentre sia LVMH sia Kering hanno chiuso l’anno in calo, Prada Group è stato uno dei pochi grandi nomi del lusso a crescere — e lo ha fatto restando un gruppo a controllo italiano (famiglia Prada/Bertelli), che ora possiede due maison di primo piano a livello globale, Prada/Miu Miu e Versace, invece di una sola. È in questo senso — controllo italiano, traiettoria in controtendenza, portafoglio brand raddoppiato — che ha senso parlare di un “polo”, più che in termini di dimensioni assolute rispetto ai due giganti francesi.

Cosa significa per chi segue la moda italiana

Per chi segue Wordrobe, il punto più interessante di questa storia non è tanto la cifra dell’operazione, quanto il fatto che racconta bene come sta cambiando la governance del lusso italiano: sempre più marchi storici — Versace è solo l’ultimo caso, dopo anni in cui altri nomi iconici sono passati sotto controllo straniero — tornano, o restano, in mani italiane attraverso operazioni di consolidamento tra gruppi, più che attraverso la crescita organica del singolo marchio.

Nei prossimi mesi i segnali da seguire sono soprattutto due: i risultati finanziari 2026 di Versace sotto la nuova gestione (per capire se il riposizionamento verso l’alto sta davvero funzionando), e naturalmente la prima collezione di Pieter Mulier, attesa a inizio 2027 — il vero banco di prova creativo di questa nuova fase.

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Prada ha davvero comprato Versace?

Sì. Prada ha acquisito il 100% di Versace da Capri Holdings per 1,25 miliardi di euro. L’accordo è stato annunciato il 10 aprile 2025 e il closing si è concluso il 2 dicembre 2025.

Quanto ha pagato Prada per Versace?

1,25 miliardi di euro, per il 100% del marchio, interamente ceduto da Capri Holdings.

Chi è il nuovo direttore creativo di Versace?

Pieter Mulier, in precedenza a capo della direzione creativa di Alaïa. È entrato operativamente in Versace il 1° luglio 2026; la sua prima collezione è attesa a inizio 2027.

Che fine ha fatto Dario Vitale, il direttore creativo prima di Mulier?

Dario Vitale è stato direttore creativo di Versace dal 13 marzo 2025, in sostituzione di Donatella Versace, ma ha lasciato l’incarico il 4 dicembre 2025 — due giorni dopo il closing dell’acquisizione da parte di Prada — dopo meno di nove mesi e una sola collezione presentata.

Versace fa ancora parte di Capri Holdings?

No. Dal 2 dicembre 2025 Versace è interamente di proprietà di Prada S.p.A. La separazione operativa dai sistemi e dalle strutture condivise con Capri Holdings è prevista completarsi nella seconda metà del 2026.

Qual è il piano di Prada per rilanciare Versace?

Tre mosse principali: riposizionare il marchio verso l’alto aumentando le vendite a prezzo pieno e riducendo il canale outlet, chiudere la linea Versace Jeans Couture, e rilanciare Atelier Versace, la linea di haute couture ferma dal 2016 come vera sfilata.

Con Versace, Prada è più grande di LVMH o Kering?

No, non per fatturato: nel 2025 Prada Group ha registrato ricavi per 5,718 miliardi di euro, contro gli 80,8 miliardi di LVMH e i 14,6 miliardi di Kering. Il gruppo resta molto più piccolo dei due colossi francesi; quello che cambia con l’acquisizione di Versace è il portafoglio di marchi (ora due maison globali invece di una) e la traiettoria, in crescita nel 2025 mentre LVMH e Kering erano entrambi in calo.