Da una boutique in via della Spiga alla proprietà di Prada Group: la storia di Versace è quella di un’idea di lusso costruita su un solo principio — l’eccesso come forma d’arte.
Versace è il marchio che ha trasformato la moda italiana in spettacolo: fondato a Milano nel 1978 da Gianni Versace, ha fatto della provocazione, del corpo e del mito greco il proprio linguaggio, diventando sinonimo di eccesso glamour negli anni ’90. Dopo l’assassinio del fondatore nel 1997, è Donatella Versace a guidarne per quasi trent’anni la maison. Questa è la storia del marchio, dalle origini nella sartoria di famiglia a Reggio Calabria fino al nuovo direttore creativo Pieter Mulier, arrivato da Alaïa. Se cerchi invece i dettagli dell’acquisizione da parte di Prada, cioè prezzo, tempi e piano di rilancio, li trovi in Prada compra Versace: cosa nasce dal nuovo polo del lusso italiano.
La sartoria della madre, Genny e la boutique di via della Spiga
Gianni Versace si forma fin da ragazzo nell’atelier di sartoria della madre Francesca, a Reggio Calabria, che impiegava fino a una decina di sarte: è lì che impara i fondamentali del taglio e della costruzione di un capo, molto prima di pensare a un marchio con il proprio nome. Prima di lanciare Versace disegna per conto del gruppo Genny: dal 1973 firma Byblos, la linea giovane della maison, e dal 1977 Complice, la linea più sperimentale dello stesso gruppo — una palestra che gli permette di sperimentare su tessuti, drappeggi e provocazione prima di avere un marchio tutto suo.
Nel 1978 apre la prima boutique con il proprio nome in via della Spiga, nel cuore del quadrilatero della moda milanese: è l’atto di nascita ufficiale della maison Versace, affiancato fin da subito dal fratello Santo (lato business, che guiderà per decenni) e dalla sorella minore Donatella, che ne diventa presto musa e collaboratrice creativa. Nel giro di un decennio Versace si impone come uno dei nomi di riferimento della moda italiana, sfilando alle Fashion Week di Milano e Parigi accanto a case come Armani e, oltralpe, come Christian Dior, con cui condivide l’ambizione di reinventare la silhouette femminile per l’epoca contemporanea.

Medusa, Barocco e la Grecia: nasce un alfabeto visivo
Nel 1993 Gianni Versace introduce il simbolo che ancora oggi identifica il brand in tutto il mondo: la testa di Medusa, ispirata alle rovine greche tra cui giocava da bambino in Calabria. La scelta non è casuale: nella mitologia lo sguardo di Medusa pietrifica chi la guarda, un’immagine che Versace stesso descriveva come “fatal beauty” — una bellezza capace di ipnotizzare e non lasciare scampo, esattamente l’effetto che voleva ottenere con i suoi abiti. Al logo si affiancano la stampa Barocco e la greca, il motivo decorativo a meandro dell’antichità classica, che diventano firma riconoscibile su abiti, accessori e persino sui tessuti d’arredo.
Bondage, supermodelle e lo scandalo diventato icona
Il decennio si chiude con la collezione “bondage” dell’autunno/inverno 1992 — ribattezzata dalla stampa “Miss S&M” — che porta in passerella abiti di pelle nera aderente, borchie, collari e imbracature, un riferimento esplicito all’immaginario fetish che all’epoca fece scandalo e che oggi è studiato come uno dei momenti più influenti della moda del decennio. Le sfilate Versace diventano un evento mediatico grazie a un cast fisso di supermodelle — Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer — che con Gianni Versace instaurano un rapporto quasi familiare, tanto da essere tra i pochissimi ammessi al suo funerale nel 1997.
Il momento che fissa Versace nell’immaginario collettivo arriva nel 1994: l’abito nero in seta e lycra tenuto insieme da grandi spille di sicurezza dorate, indossato da Elizabeth Hurley alla premiere londinese di “Four Weddings and a Funeral” al fianco di Hugh Grant. L’aneddoto è meno calcolato di quanto si pensi: secondo lo stesso Grant, diverse maison rifiutarono di prestare un abito a Hurley perché all’epoca non sapevano chi fosse; fu Gianni Versace, conosciuto tramite l’amico comune Elton John, ad accettare all’ultimo momento — e l’abito che le fu consegnato era, letteralmente, l’ultimo rimasto appeso nell’ufficio stampa Versace, tirato fuori da una busta di plastica bianca. Il risultato, nato per urgenza più che per strategia, diventa uno dei capi più fotografati della storia della moda contemporanea e lancia la carriera dell’attrice tanto quanto il film stesso.

Versus, Atelier Versace e i rami della maison
Nel 1989 Gianni Versace lancia Versus, pensata esplicitamente come “regalo” alla sorella Donatella per darle uno spazio creativo indipendente dalla linea principale, più giovane e sperimentale. Dopo una pausa nei primi anni 2000, la linea viene rilanciata nel 2009 sotto una sequenza di direttori creativi guest — Christopher Kane, poi J.W. Anderson, poi Anthony Vaccarello (che lascerà Versus nel 2016 per diventare direttore creativo di Saint Laurent, incarico lasciato nel 2026) — prima di essere definitivamente assorbita nella linea Versace Jeans nell’ottobre 2018.
Parallelamente, Atelier Versace (nota in origine come Gianni Versace Couture) resta la linea di alta moda della maison, riservata a pezzi su misura realizzati interamente a mano: è il laboratorio dove si concentra il lavoro più artigianale del brand, quello meno esposto al mercato e più vicino allo spirito originario di haute couture di Gianni Versace.
La tragedia e la successione di Donatella
Il 15 luglio 1997 Gianni Versace viene assassinato a colpi di pistola davanti alla propria abitazione di Miami Beach, Casa Casuarina — la villa che aveva acquistato nel 1992 per 2,95 milioni di dollari. Aveva 50 anni. La direzione creativa passa a Donatella Versace, che raccoglie un’eredità enorme e la porta avanti per quasi tre decenni, mantenendo intatti i codici del fondatore — Medusa, Barocco, sensualità dichiarata — pur aggiornandoli alle sensibilità di ogni epoca, dai red carpet dei primi anni 2000 alle collaborazioni streetwear più recenti.
Donatella Versace raccoglie un’eredità enorme e la porta avanti per quasi tre decenni, mantenendo intatti i codici del fondatore — Medusa, Barocco, sensualità dichiarata — pur aggiornandoli a ogni epoca.
L’abito che ha (letteralmente) inventato Google Immagini
Nel febbraio 2000 Jennifer Lopez si presenta ai Grammy Awards con un abito verde a stampa giungla firmato Donatella Versace, profondamente scollato. Diventa nel giro di ore la ricerca più popolare mai vista fino a quel momento su Google — ma il motore di ricerca, all’epoca, restituiva solo link di testo, non immagini. Il team di Google si rese conto che le persone volevano vedere una foto dell’abito, non leggerne la descrizione: da quella frustrazione nacque il progetto che sarebbe diventato Google Immagini, lanciato l’anno successivo. Lo racconta lo stesso blog ufficiale di Google.

La collezione per H&M (2011)
Il 17 novembre 2011 Versace firma una capsule collection per H&M, disponibile in circa 300 negozi nel mondo e online: abiti da sera in crêpe di seta nera con bottoni dorati a motivo greco, giacche bomber in velluto, capi borchiati e persino una linea per la casa con stampe floreali giapponesi. È uno dei primi grandi esempi di collaborazione tra un fashion designer di lusso e un colosso del fast fashion, un modello che negli anni successivi diventerà una consuetudine per tutto il settore.
Da Capri Holdings a Prada Group
Nel 2018 Versace viene acquisita da Michael Kors Holdings, che aveva rilevato Jimmy Choo l’anno precedente e che dopo l’operazione si rinomina Capri Holdings. Il capitolo americano si chiude nell’aprile 2025, quando Prada Group annuncia l’acquisizione di Versace per circa 1,25 miliardi di euro (circa 1,38 miliardi di dollari), perfezionata il 2 dicembre 2025: per la prima volta due delle maison più iconiche della moda italiana, Prada e Versace, entrano sotto lo stesso gruppo.
Il passaggio di proprietà coincide con un cambio profondo alla direzione creativa, riassunto nella timeline qui sotto.
La strategia di Prada per Versace: meno diffusione, più couture
Le prime indiscrezioni sulla strategia di Prada Group per Versace parlano di un netto riposizionamento verso l’alto. Il gruppo punta a ricostruire una percezione di esclusività attorno al marchio, oggi ritenuto troppo esposto al canale outlet: secondo dati Morgan Stanley citati dalla stampa di settore, Versace ha oltre il 30% delle vendite generato da 62 negozi factory outlet, una delle incidenze più alte del comparto lusso, e Prada avrebbe intenzione di ridurre gradualmente questo canale.
Sul fronte prodotto, la linea diffusion “Versace Jeans Couture” verrà discontinuata, mentre il baricentro creativo si sposterà su Atelier Versace, la linea di alta moda, che tornerà protagonista sotto la guida di Pieter Mulier: la sua prima sfilata con la nuova direzione creativa è attesa per l’inizio del 2027, probabilmente a partire dal ready-to-wear prima di arrivare alla couture vera e propria. Gli investimenti legati al riposizionamento peseranno sui margini nel 2026, con miglioramenti attesi a partire dal 2027.
Cinque cose che forse non sai su Versace
- La villa di Miami è oggi un hotel. Casa Casuarina, comprata da Gianni Versace nel 1992, dal 2015 opera come boutique hotel di lusso — The Villa Casa Casuarina, con tanto di ristorante interno chiamato “Gianni’s”.
- Versus nacque come regalo di famiglia. Gianni Versace la lanciò nel 1989 pensandola esplicitamente come uno spazio creativo indipendente da regalare alla sorella Donatella.
- Il fratello Santo ha guidato a lungo il lato business. Presente fin dalla fondazione nel 1978, Santo Versace ha guidato per decenni la parte industriale e finanziaria del gruppo.
- Per la prima volta nella storia, due big della moda milanese sotto lo stesso tetto. Con l’acquisizione chiusa a dicembre 2025, Prada e Versace — rivali storiche — fanno parte dello stesso gruppo.
- Il nuovo direttore creativo arriva da un’altra maison che raccontiamo su Wordrobe. Pieter Mulier lascia Alaïa dopo cinque anni per guidare Versace: un ulteriore segnale di quanto il “valzer” dei direttori creativi renda le maison del lusso un ecosistema sempre più interconnesso.

Domande frequenti su Versace
Versace è stato fondato da Gianni Versace nel 1978 a Milano, con l’apertura della prima boutique con il proprio nome in via della Spiga, dopo anni passati a disegnare per il gruppo Genny (le linee Byblos e Complice).
Gianni Versace ha introdotto il logo della Medusa nel 1993, ispirandosi alle rovine greche della sua Calabria: nella mitologia lo sguardo di Medusa pietrifica chi la guarda, un’immagine scelta come metafora del potere seduttivo assoluto del brand — la stessa “fatal beauty” di cui parlava il fondatore.
Il nuovo direttore creativo è Pieter Mulier, annunciato il 5 febbraio 2026 e in carica dall’estate 2026, precedentemente alla guida di Alaïa per cinque anni e in passato collaboratore di Raf Simons in maison come Jil Sander, Christian Dior e Calvin Klein. Il suo debutto da Versace è atteso a inizio 2027.
Sì. Prada Group ha annunciato l’acquisizione di Versace nell’aprile 2025 e l’ha completata il 2 dicembre 2025, rilevando il brand da Capri Holdings per circa 1,25 miliardi di euro (circa 1,38 miliardi di dollari).
Donatella Versace ha lasciato il ruolo di direttore creativo a marzo 2025 dopo quasi 28 anni alla guida della maison, ma resta legata al brand come Chief Brand Ambassador.
È l’abito nero in seta e lycra indossato da Elizabeth Hurley nel 1994 alla premiere di “Four Weddings and a Funeral”, tenuto insieme da grandi spille di sicurezza dorate: nato quasi per caso — era l’ultimo abito disponibile nell’ufficio stampa Versace — è diventato uno dei capi più fotografati della storia della moda.
Sì. L’abito verde a stampa giungla indossato da Jennifer Lopez ai Grammy Awards 2000 generò così tante ricerche su Google che il team di ricerca, non potendo mostrare foto, decise di sviluppare quello che sarebbe diventato Google Immagini, lanciato l’anno successivo.
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